La riforma della cittadinanza introdotta nel 2025 e la successiva sentenza n. 63 del 2026 della Corte costituzionale hanno riaperto il dibattito sul rapporto tra cittadinanza, appartenenza e comunità politica. Il contributo propone una lettura storico-giuridica della vicenda, accennando alla genealogia dello ius sanguinis nel quadro dei processi di costruzione nazionale, delle migrazioni di massa e dello sviluppo delle istituzioni consolari tra Otto e Novecento. Muovendo dall’idea che cittadinanza, nazionalità, protezione diplomatica e funzione consolare costituiscano categorie storicamente determinate, l’articolo sostiene che la controversia contemporanea non riguardi soltanto i criteri di attribuzione della cittadinanza, ma investa più in profondità il modo in cui gli ordinamenti definiscono e organizzano l’appartenenza oltre il territorio dello Stato. In tale quadro, la riforma del 2025 appare come uno dei momenti attraverso cui vengono ridefiniti i confini spaziali e temporali della comunità politica.

