Questo contributo esamina come la trasformazione della gestione delle frontiere europee nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale moltiplichi le sfide allo Stato di diritto già poste dagli strumenti di digitalizzazione “tradizionali”, utilizzando come caso di studio i sistemi informatici dell’Unione europea su larga scala. Mostra inoltre la natura opaca dell’intelligenza artificiale e il potenziale nascosto dell’interoperabilità, un tema rimasto assente dai negoziati che hanno portato all’adozione dei regolamenti sull’interoperabilità. Si sostiene inoltre che tale opacità aggravi gli ostacoli incontrati dai cittadini di Paesi terzi nell’ottenere informazioni significative sul processo decisionale alla base delle loro richieste di autorizzazione al viaggio o di visto. Il contributo evidenzia il rischio di un approccio fondato sul “rule of technology”, anziché sullo Stato di diritto, che da un lato crea l’illusione di coerenza ed efficienza amministrativa, mentre dall’altro erode lo Stato di diritto.

