L’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Verso un “diritto alla città”?

Con la sentenza in commento, la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1-bis, del d.lgs 18 agosto 2015, n. 142, come introdotto dall’art. 13, comma 1, lettera a), del d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, riguardante l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Secondo la Corte la previsione viola l’art. 3 Cost. sotto due distinti profili. In primo luogo, è viziata da irrazionalità intrinseca, in quanto finisce col limitare le capacità di controllo e di monitoraggio dell’autorità pubblica su persone che soggiornano regolarmente nel territorio statale. In secondo luogo, riserva agli stranieri richiedenti asilo un trattamento irragionevolmente differenziato rispetto ad altre categorie di stranieri legalmente soggiornanti nel territorio statale, nonché ai cittadini italiani.

La decisione, nello stabilire la centralità del principio di uguaglianza nella materia in oggetto, anche rispetto al canone della pari dignità sociale, contribuisce alla costruzione di un quadro di principi funzionali all’affermazione in concreto del “diritto alla città”.

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