Il contributo esamina l’intersezione tra genere e salute, con particolare attenzione alle donne migranti e rifugiate.
Nonostante la crescente attenzione alle donne nei contesti migratori, la specificità dei loro bisogni sanitari rimane
spesso ignorata. Tuttavia, le disuguaglianze sistemiche, la violenza di genere e l’emarginazione socio-economica
esacerbano le situazioni di vulnerabilità vissute dalle donne. Queste sfide assumono oggi una nuova dimensione a
fronte della transizione digitale, che può agire quale ulteriore barriera all’accesso all’assistenza sanitaria. Le
vulnerabilità delle donne restano invisibili nei dataset sanitari e, in generale, le politiche digitali dell’Unione Europea
(UE) le tengono poco in considerazione. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) riconosce le
esigenze specifiche per il trattamento dei dati di salute dei pazienti vulnerabili, compresi i migranti, e il nuovo
regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS) prevede la creazione di una cartella clinica digitale unica
europea e interoperabile. Manca, però, nel regolamento EHDS una prospettiva di genere, che darebbe alle donne
migranti e rifugiate maggior controllo sui loro dati sanitari e garantirebbe una migliore qualità dei dati sanitari per
l’uso secondario, ad esempio per alimentare la tecnologia di intelligenza artificiale (AI).

